Trevi (PG)

Racconto in dialetto trevano.

Sotto li monti Brunette e Seranu, tra li piantuni, li lecci e li castagni, se sburucchia, commo’n vortice marinu, da più di centottanta milioni d’anni. “La Città dell’Umbri” pe lu Vecchiu Pliniu; “Trebbiae Civitas” la chiamavano i Romani, quanno l’Imperu cia lu preduminiu; “Trevi città” è ogghi per l’inquilini. Aricintata con arde torri e lunghi murajuni che je sirviono a sarvasse da l’assedi da l’armate dei Lungubardi e Spulitini, per poté ‘rmanè libera cucì come la vidi. Lu Campanile guarda ju versu lu piano e vede scorre l’acque jare de lu Clitunnu, ch’era ‘n fiume tanto sacru all’Impero, tra li campi de trifoju come sfunnu. Se si guarda a mancina c’è lu Tempiettu, da li Romani didicatu al Dio Clitunnu. Pliniu Lu Jovene ce l’ha lasciatu scrittu, che de qui cunuscia probbiu tuttu. Se si guarda a mandritta c’è Pietraroscia co’na ghiesetta che’era’n tempiu con un buco su lu tittu do scrosciava l’acqua che le femmine, senti lu scempiu, s’ammollavano de notte preganno San Jiuvanni che guarisse la mancanza, che in quillu tempu era’n gran dannu de non poté avé na gravidanza. Se si guarda dereto su lu costone c’è “Le Coste” piene di piantuni con l’ulia pe fa l’oliu che je dà l’appellazione de “Capitale de lu munnu dell’oliu d’ulia”. N’avastaria ‘na vita ‘ntera p’arcontavve tutta la storia de sta mujica d’universu, ghietela a vedé, se quant’ è bella! Serve! Per di, io l’ho vista…non me lu su persa!

Ivano

Testo Tradotto

Sotto i monti Brunette e Serano, tra gli ulivi, i lecci e i castagni, si srotola come un vortice marino, da più di centottanta milioni d’anni. “La Città degli Umbri” per Plinio il Vecchio; “Trebbiae Civitas” la chiamavano i Romani, quando ne ebbero il predominio; “Città di Trevi” oggi, per gli abitanti. Era circondata da alte torri e lunghi muri che gli servivano per difendersi dagli assedi degli eserciti dei Longobardi e dei Spoletini, per rimanere libera come oggi la vedi. Il campanile guarda giù verso la pianura e vede scorrere le acque chiare del Clitunno che era il fiume tanto sacro all’Impero , tra i campi di trifoglio sullo sfondo. Se si guarda a sinistra, c’è il Tempietto, dai Romani dedicato al Dio Clitunno, come scriveva Plinio il Giovane, che di questi luoghi sapeva proprio tutto. Se si guarda a destra c’è Pietrarossa con una chiesa, che una volta era un tempio, con un buco sul tetto da  dove sgorgava l’acqua, qui le donne venivano a fare il bagno la notte di San Giovanni, affinchè facesse loro la grazia di rimanere gravide, perchè in quel tempo era un grave danno non potere avere figli. Se si guarda indietro, ci sono “Le Coste” coperte di uliveti e di olive tanto che gli è stato dato l’appellativo di “Capitale mondiale dell’olio d’oliva”. Non basterebbe tutta una vita per raccontare la storia di questa briciola di universo, andatela a vedere quanto è bella! Serve! Per poter dire io l’ho vista ..non me lo sono persa!

 

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