Una Strana Consuetudine

Una Strana Consuetudine - Trevi (PG)

Cari amici lettori, dovete sapere che nel secolo XVI, ma forse anche prima, ogni anno, alla prima caduta della neve, i Trevani erano soliti mettere in atto una strana consuetudine alquanto curiosa e rocambolesca che ora mi appresto a raccontarvi.

Correva l’anno 1557, a quel tempo era preposto del monastero D. Teodoro da Mortara. Era il mese di novembre ed era caduta la prima neve, perciò come d’usanza i Trevani decisero di assaltare il convento della Madonna delle Lacrime facendo prigionieri i poveri frati, legandoli, e rilasciandoli solo dietro una lauta mancia. Allora D. Teodoro stanco di vedere tutto questo, decise di ricorrere alle autorità ecclesiastiche, per porre rimedio al più presto ad una simile sciagura. Fu allora redatto un bando, nel quale si diceva che Monsignor Pietro Fortiguerra da Pistoia, Vicario generale nel Vescovado di Spoleto, era venuto a sapere che a Trevi, ogni anno, la prima volta che cadeva la neve, era usanza commettere un abuso assai pericoloso per le persone e i luoghi religiosi. Infatti un gruppo di uomini “con tamburo et arme” se ne andavano “a turbare il quieto et pacifico vivere de persone religiose intrando per forza et violentia nelli monasterij, Chiese overo habitationi d’essi religiosi, havendo ardire anche di scalar le mura sotto pretesto de jocare o fare alla neve, havendo ancho ardire de metter mano a dosso de detti religiosi, con farli preioni et con farli pagare il rescatto o mancia, contra ogni honestà et decoro”.  Così Monsignor Pietro Fortiguerra, avendo l’autorità per “rimediare a simili inconvenienti”, ordinò, comandò ed espressamente proibì “a tutte e singole le persone de qual si voglia stato, grado o conditione della ditta terra et suo territorio” di andare ad assaltare i religiosi nelle loro case o monasteri, di toccarli, di ingiuriarli o farli prigionieri, “ma lasciarli vivere et stare in pace et quiete et attendere alli loro doveri officij et devote orationi continue”, altrimenti pena “cinquanta scuti de oro da applicare per ogniuno che contrafarrà al presente bando”, così recitava il bando e continuava “Et vuole anchora che l’afficione de copie simplici del presente bando per la mano de alcuno notaro della corte episcopale alla chiesa de S.to Emiliano o de Sancta Maria delle Lacrime overo alcuna altra della sopra ditca terra cioè alla porta de esse chiese habbia forza tale come se da persona in persona fosse stato notificato et intimato et che nisciuno se possa excusare de non haverne havuta notizia et che quanto alle pene pecuniarie il patre sia tenuto per il figliolo, il padrone per il garzone et il magior di casa per ognuno della sua famiglia che a tal bando contravenesse esortando ogniuno ad obbedire. Dechiarando che se darrà piena fede ad un solo testimonio con il juramento del religioso che haverà patito et che procederà contro li transgressori per inquisitone, accusa, inventione, denuntia et in ogni altro meglior modo acciocchè l’errore non resti impunito et ne seguiti maior inconveniente”. Così finiva il bando datato 6 novembre 1557. Ma le speranze di D. Teodoro s’infransero, perché il popolo non ne volle sapere di abbandonare quella strana consuetudine, come testimonierà nel 1571 un’altro monaco, D. Gabriele da Piacenza, il quale in un altro documento scriveva che quasi mai era stata osservata “quella prohibitione fatta da Monsig.r Vic.o di Spoleti”, e continuava “perché prima da molti anni in quà gli prevosti si mutano ogni dui anni e puoi non se curano tanto de legger li memoriali. Poi son tanto importuni (riferendosi ai Trevani) che quasi vengono a farci violentia con dir sempre esser stata tale usanza di dar loro la bona mano a simili hiorni”. E non solo, seguitava D. Gabriel da Piacenza,” del precetto di Spoliti se ne facevano beffe, anzi se non se ge dà quello che vogliano, dicano esser usanza di donar loro uno fiorino”.

Proprio una strana consuetudine questa! E come sia terminata non ci sono testimonianze storiche, “Ma è presumibile”, come sostiene il Topo d’Archivio del giornale “La Torre di Trevi”, “che i Trevani si siano una buona volta persuasi che, se per tutti sotto la neve c’è il pane, non era nè giusto, nè umano che quei poveri frati ci trovassero invece… le legnate”.

 

Bibliografia:

Periodico quindicinale “La Torre di Trevi”, N.4 – Trevi 2 Febbraio 1898

 

Facebook

Torna alla Home

Verrai avvisato sui nuovi articoli

 * Privacy Policy

close

Verrai avvisato sui nuovi articoli

 * Privacy Policy

Articoli consigliati

4 commenti

  1. Un fatto vero che sembra una storiella. Ma dove l’hai trovata? Fa piacere ,oltre a conoscere origine e notizie storiche di chiese e santuari di Trevi e dintorni, sapere anche come si “divertivano” i trevani
    ……..

    1. Antonella Cardinali

      Un fatto davvero incredibile! Da realizzare sicuramente in un film…grazie per questo gradevole commento! 💝🌺

  2. Ma pensa tu, che si jita artirà fori! Cumprimenti tanti, n’ce lo sapio che li TREVANI erono cuci dispittusi….! 😂
    Complimenti Antonella sempre più brava….

    1. Antonella Cardinali

      Caro Ivano il tuo commento è bellissimo, uno dei più belli che mi hanno lasciato Grazie! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *