Rocca Albornoziana

Rocca Albornoziana - Spoleto (PG)
La Rocca Albornoziana – Spoleto (PG)
Premessa

La Rocca Albornoziana si erge sul Colle Sant’Elia, il punto più alto della città di Spoleto. Ad est il colle si affaccia sul boscoso Monteluco , al quale è collegata dall’imponente Ponte delle Torri , acquedotto di origine romana il cui aspetto attuale viene solitamente collocato tra il XIII e il XIV secolo; ad ovest, invece, la fortezza sovrasta la città dominando la vallata spoletana, rivelando così in tutta evidenza la funzione strategica della rocca posta a controllo del territorio e della sottostante via Flaminia.

Cenni Storici

La Rocca Albornoziana deve il suo nome al cardinale Egidio Albornoz, di origini spagnole, incaricato da papa Innocenzo VI nel 1353 di restaurare l’autorità papale nei territori dello Stato Pontificio. Infatti, durante il lungo periodo dei papi ad Avignone (Cattività Avignonese 1309-1377) i territori della Chiesa in Italia, pur essendo sempre rimasti formalmente della Chiesa, di fatto erano in mano a diversi signori locali.

Il cardinale Albornoz dopo aver riconquistato i territori della Chiesa, diede il via ad un grande piano di fortificazioni militari dello Stato Pontificio facendo edificare numerose rocche per poter tenere sotto controllo i territori riconquistati. Tra queste,

Sappiamo da un documento datato il 02/04/1362 che l’Albornoz nominò direttore dei lavori l’architetto eugubino Matteo di Giovannello detto il Gattapone.

I lavori si protrassero sino al 1370 circa ed il primo a risiedervi fu Gomez Albornoz, nipote del cardinale.

Per la sicurezza e le comodità che la fortezza offriva ospitò anche numerosi papi.

Tra questi ricordiamo Bonifacio IX, al secolo Pietro Tomacelli. Egli fu un convinto nepotista, favorendo i propri congiunti nel ricoprire varie cariche politiche.

Nel 1449 vi risiedette papa Niccolò V allontanatosi da Roma a causa della peste. Proprio in questo anno Niccolò V risolse lo scisma d’occidente che aveva portato all’elezione dell’antipapa Felice V, al secolo Amedeo VIII di Savoia. Niccolò V vi dimorò a lungo e fece abbellire la Rocca dallo scultore architetto Bernardo Rossellino, colui che affrontò la trasformazione del borgo medievale di Corsignano, oggi Pienza, seguendo i canoni urbanistici rinascimentali per volere di Papa Pio II, al secolo, Enea Silvio Piccolomini che soggiornò nella Rocca nel 1459.

Ospiti della Rocca furono anche Sisto IV (1477), Giulio II (1511) che arrivò a Spoleto con un gran seguito di cardinali tra i quali Giovanni dei Medici (futuro Leone X) e Clemente VII (1529).

Tra coloro che dimorarono nella rocca ricordiamo i congiunti di papa Bonifacio IX, al secolo Pietro Tomacelli, (morto nel 1404) che furono governatori e castellani.

Giovanni Tomacelli, fratello del papa, fu rettore del Ducato di Spoleto, mentre un suo parente, Marino Tomacelli, ne era castellano, in seguito diventerà anche rettore. Giovanni fu poi vicario per le Marche e l’Umbria e anche governatore di Perugia fino alla morte del papa quando ne fu cacciato. Andrea, altro fratello del papa, fu legato pontificio a Terni e anche lui venne allontanato alla morte del pontefice, mentre Figliolo Tomacelli,  altro parente, fu castellano della rocca.

Pirro Di Roberto, nipote del defunto papa Bonifacio IX, abate di Montecassino, fu nominato, da papa Eugenio IV rettore del Ducato di Spoleto. Fu detestato sin da subito dagli spoletini per essere dispotico ed immorale. Il papa gli ordinò di dimettersi e di lasciare la rocca ma Pirro non volle saperne, incitato anche da Corrado Trinci, suo parente e signore di Foligno, acerrimo nemico della città di Spoleto. Seguirono scontro violenti ed alla fine il Tomacelli venne portato a Roma ove morì prigioniero.

La Rocca nel 1474 venne saccheggiata dalle milizie pontificie guidate dal cardinale legato Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II).

Nel 1499, volendo il papa Alessandro VI allontanare da Roma la figlia Lucrezia Borgia, l’otto agosto la nominò governatrice di Spoleto. Il Papa, come racconta il Sansi, sembra “volesse allontanarla da sé, a cagione dei lamenti che faceva, e per distrarne il dolore con questi onori, e con le cure di cui avrebbe dovuto occupare la mente”.  In quei giorni, infatti, il giovane marito di Lucrezia, don Alfonso duca di Biseglia, era fuggito da Roma e soprattutto dal Papa e da suo figlio Cesare Borgia temendo, a ragione, per la propria vita, lasciando la giovane ed innamorata Lucrezia incinta di sei mesi.

Lucrezia partì da Roma il giorno stesso della sua nomina e dimorò presso la rocca di Spoleto per alcuni mesi.

Così venne accolta quando entrò in Spoleto: “Festeggiata con archi, suono di campane, spari e musiche, la Borgia traversò, o a meglio dire, salì tutta la città, e andò a prendere stanza nella rocca, dove il comune aveva apparecchiato a lei e al suo seguito una lauta cena. Il giorno 15 solenne, per la festività dell’Assunta, Lucrezia riceveva nella sua residenza i priori, che avuto da lei il breve del governo, ne la posero in possesso.” (A. Sansi)

Dopo il secolo XVI la rocca cominciò a perdere d’importanza non ricoprendo più quel ruolo di baluardo a difesa del territorio circostante. Dal 1764 i rettori l’abbondonarono e scesero in città divenendo, così, alloggio per le truppe militari.

Nel 1817 fu mutata in carcere arrivando a contenere nel 1831 ben 540 detenuti.

Nel settembre del 1860 le truppe piemontesi capitanate dal generale Filippo Brignone, impegnate nella liberazione delle province pontificie entrarono in Umbria, liberando Perugia il 14 settembre e Spoleto il giorno 17. Qui in realtà le truppe pontificie, dopo aver respinto un primo assalto alla rocca, si arresero in serata alle truppe italiane molto più numerose. Dal 1860 fino al 1982 è stata utilizzata come penitenziario.

A seguito della trasformazione in carcere molte delle decorazioni e degli affreschi, purtroppo andarono perduti.

Negli anni 80 del secolo scorso fu iniziata una lunga e laboriosa opera di restauro per riportare gli ambienti al loro aspetto originario pur con inevitabili perdite.

Esterno ed Interno

La Rocca Albornoziana è a pianta rettangolare (m 130 x 33) e presenta sei torri, quattro agli angoli e due al centro, una delle quali, la Torre Maestra con i suoi 35 metri, domina su tutta la valle spoletana.

Vi sono vari ingressi per accedere alla Rocca. Quello principale ci immette direttamente nella Piazza d’Armi, il più grande dei due cortili interni.

Il Cortile delle Armi è racchiuso da alte mura perimetrali lungo le quali corre, in posizione rialzata, il cammino di ronda merlato che permetteva ai soldati di controllare il territorio circostante da una posizione protetta e vantaggiosa rispetto ad eventuali assalitori. Questo cortile venne utilizzato per gli accampamenti militari e come rifugio per la popolazione.

Lasciamo il Cortile delle Armi ed attraversiamo il Fornice (galleria affrescata) sui cui lati sono rappresentate cinque città dello Stato Pontificio, Anzio (il porto), Perugia, Orvieto, Ripatransone (Marche), Spoleto ed una sesta città, ancora ad oggi non individuata, mentre sul soffitto spicca lo stemma di papa Gregorio XIII.

Da qui entriamo nel Cortile d’Onore il cui loggiato rinascimentale, a due ordini, con colonne ottagonali ed archi a tutto sesto, conserva ancora tracce di pregevoli affreschi. Nel mezzo di tale cortile campeggia un pozzo esagonale posto sopra la grande cisterna di raccolta delle acque piovane. Per realizzare il progetto del loggiato, papa Niccolò V ingaggiò l’insigne architetto Bernardo Rossellino.

Attraverso una scala monumentale posta vicino al Fornice raggiungiamo il piano nobile dove si trova l’ampio Salone d’Onore sulle cui pareti rimangono i disegni preparatori di decorazioni non portate a termine. Qui venivano ricevuti gli ospiti e si svolgevano cerimonie e banchetti.

Dal Salone si può entrare nella Torre Maestra dove si trova la Camera Pinta. Tale stanza è divisa in due ambienti da un arco: la camera da letto e lo studiolo con affreschi di soggetto cortese e cavalleresco.

La Rocca Albornoziana di Spoleto ospita dal 2007, il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.

 

Bibliografia:

D. Amoni, Castelli, Fortezze e Rocche Dell’Umbria, Quattroemme 2010;

M. Tabarrini, L’Umbria Si Racconta, Tipografia Porziuncola 1983;

A. Sansi, La Storia Del Comune Di Spoleto dal XII secolo Al XVII.

 

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2 commenti

  1. Quanta storia nasconde tra le sue mura questa meravigliosa rocca e quanto lavoro hai fatto per snellire e farcela conoscere con più piacere e facilità! Ti abbraccio forte!!!

    1. Antonella Cardinali

      Grazie per questo significativo commento! Penso che quando si scrive così come quando si parla, sia di fondamentale importanza farlo con chiarezza e semplicità per arrivare alla mente e al cuore di tutti, purtroppo però spesso ce ne dimentichiamo. Un forte abbraccio 💝💞🌺

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