Un Profilo di Donna - Mazzo di Fiori

Entrò e sedette senza cerimonie, presso il caminetto, come non l’avesse nemmeno veduta; si tolse i guanti, li gettò sul tavolo e rimase d’ un tratto concentrato nella fiamma irrequieta, che allegramente crepitava. Lei, distesa sul divano, sorrise ironica, noiata. Il crepuscolo insinuava tonalità strane di colore e di forma in quel nido tiepido di signora elegante; gli arazzi, i quadri, gli oggetti, i ninnoli innumerevoli si animavano di vive scintille, si solcavano di sottili brividi d’ oro, si velavano d’improvvise penombre in quei bizzarri centrasti di luce. Seguì un lungo silenzio: egli fisso nel fuoco, ella come addormentata sul divano. Quel silenzio era una minaccia. -Ti sei divertita questa notte? –  interruppe lui, sempre cupo, sempre assorto. – Dicevi? – rispose lei, aspra, come destandosi di malavoglia, volgendo leggermente il capo. Egli impallidì, sorrise amaramente e tacque; l’altra attese un istante la risposta, poi, seccata, si voltò dall’ altra parte e chiuse gli occhi come per stanchezza. L’incendio era imminente; una favilla lo aveva determinato. Si alzò, la guardò un momento, poi, deciso, chiamò forte: – Gina! – Che vuoi? – ribatté lei stizzita sorgendo a sedere – Temevi che non ti udissi? – Non per questo; voglio sperare non mi negherai il giusto rammarico di vederti dormire in mia presenza. – Sono stanca… – Hai forse ballato troppo – insinuò lui con amara intenzione. Sprezzante la bella donna, senza nemmeno rispondere, si distese di nuovo. – Ascoltami – rispose il giovane, contenendosi a stento, poi con voce più calma e dimessa continuò: – Spieghiamoci; non pretendo mica che tu mi possa avere tutte quelle delicate attenzioni, tutte quelle deferenze, che solo un illuso si potrebbe ripromettere; conosco per prova quanto sia inutile sognare una completa e sentita corrispondenza di cuore; avviene sempre così: uno ama, l’altra si lascia amare, o viceversa sottopormi però, (e qui la voce gli tremava) e tutto in una volta, al completo disfacimento della mia felicità e alla più umiliante, alla più ridicola delle situazioni che si possano infliggere ad un amante, è un eccesso che non saprò, né vorrò tollerare. Perché non dirmelo, perché non confessarmelo che non mi volevi più bene, che eri stanca del mio amore? Avrei sofferto, sofferto tanto, ma non avrei arrossito di me!..E tu vorresti permetterti il lusso di deridermi, di calpestarmi come uno schiavo, per la sola colpa di essermi lusingato, ubbriacato dei tuoi sguardi, dei tuoi fatali sorrisi! Tu però non sai che l’orgoglio leso può infrangere la più tenace delle passioni, per irrompere con doppia violenza su chi ne ha provocato il risentimento?! Guardami: oggi ti rido in faccia, riuscirò a dimenticarti, come non ti avessi mai conosciuta, e troverò altrove, in un’altra donna, più bella forse, più buona certo, di te, quel sollievo, quell’amore che oggi mi sfugge; tu invece sarai disprezzata, derisa, sarai trattata come l’ultima delle donne, perché lo meriti…perchè…S’ interruppe. La voce gli si spezzava in continui singhiozzi… si slanciò verso l’uscio. Non una parola, non un moto per trattenerlo. Si arrestò si rivolse nuovamente…Gina immobile, distesa sul divano, con gli occhi socchiusi, sorrideva come estatica in un sogno, in una visione lontana; la notte era discesa: il fuoco guizzava a stento, di tratto in tratto illuminando, quel magnifico profilo di opulenta (donna) andalusa: tutto il rigoglio delle forme si delineava in quel plastico abbandono…ed era sola, lì dentro, in quella mistica ora…Come guidato da una potenza occulta, da una magica attrazione, egli si avvicinò di nuovo, piano, tremante, s’inginocchiò cautamente, come per timore di destarla, la strinse tutta in un lungo sguardo di desiderio intenso, poi le sussurrò come in un alito: – Gina… – Perchè non te ne sei andato? – Ascoltami –  insisteva lui con una acuta venatura di pianto nella voce. – Non mi seccare; vattene. – Si me ne andrò, sta tranquilla, me ne andrò, ma prima concedimi una grazia, che non potrai negarmi in nome di quel vincolo che tanto caramente, per due anni, ci ha uniti, tu non mi ami più, è vero? Ebbene io sacrificherò questo sogno che mi allietava la vita, me ne andrò perché tu abbia ancora una prova della mia umile devozione; non mi negare dunque questa carità che in ginocchio ti chiedo; sei stata sempre buona con tutti, oggi lo sarai anche con me; non ti spazientire, dammi ascolto, poi non mi avrai più tra i piedi. Questa notte, al veglione, mi hai fatto soffrire, atrocemente soffrire: sempre tra le sue braccia, a lui tutti i sorrisi tutte le grazie che ieri stesso erano per me! Non ti rimprovero per questo, ma dimmi almeno che solo un sentimento di effimera simpatia a lui ti trasse, che non l’ami insomma e io partirò felice di averti amato. Rispondi, dunque…perchè negarmi un così misero compenso? Ella l’ascoltava con una smorfia di suprema concessione, ma non rispose. – E taci ancora? Dunque l’ami, tu? L’ami? – singhiozzò lui disperato. Come percosso dal più atroce degli insulti l’umile plorante, fieramente disdegnoso si alzò. – Parla, ruggi…Di scatto la Gina, la sensibile, l’affezionata fanciulla, che poche ore prima lo chiamava suo per la vita, gli si piantò dinanzi e sfrontatamente, con crudeltà squisita gli ripetè sul viso: – L’ amo, sì, l’amo!…Fuori di sé egli, impetuoso le afferrò le braccia candide e sottili, rudemente la scosse, la costrinse in ginocchio ai suoi piedi, la piegò, la contorse in una lunga stretta potente. Ella resistette un momento, ma spossata, sopraffatta dalla lotta disuguale, si abbandonò e pianse, implorò aiuto, pietà; ma egli, accecato, godeva del suo soffrire, ghignava atrocemente alle sue grida, s’inebriava delle sue lagrime e nel parossismo del furore alzò la mano e percosse con violenza, con rabbia. Inebetito, arretrò fino alla soglia, lentamente, con occhio fisso, dilatato. Un grido lo fermò. – Rodolfo! Rodolfo! Due braccia gli si avviticchiarono al collo. Non ragioni, non preghiere valsero a piegare quella tempra di (donna) isterica; la violenza sola ne risvegliò l’indole libera, sensuale; e fremente, vinta, implorante amore, lo baciò sulla bocca…Il fuoco semispento dette un ultimo guizzo, li avvolse in un saluto di luce e si spense…

F. V.

 

Bibliografia:

Periodico quindicinale “La Torre di Trevi”, N.1 – Trevi 1 Gennaio 1898

 

Facebook

Torna alla Home

Verrai avvisato sui nuovi articoli

 * Privacy Policy

close

Verrai avvisato sui nuovi articoli

 * Privacy Policy

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *