Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa

Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa - Trevi (PG)
Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa – Trevi (PG)
Premessa

Percorrendo la S.S. Flaminia, giunti nel Comune di Trevi, incontriamo il cartello “Pietrarossa”. Seguendo l’indicazione andiamo dritti per circa 200 metri e,  appena oltrepassato il sottopassaggio della ferrovia, troviamo sulla nostra sinistra la Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa, un edificio di fondamentale importanza sia per Trevi che per la nostra meravigliosa regione.

 

Esterno ed Interno

Vista esternamente la chiesa presenta la facciata rivolta verso ovest con una monofora centrale ed un ampio porticato che si snoda su tre lati con archi a sesto ribassato di differenti dimensioni, mentre al quarto lato sono appoggiati edifici abitativi, oggi non comunicanti con la chiesa. Vi è poi una cappella esterna posta nell’angolo sud est della struttura. Gli accessi sono quattro: due sul lato meridionale, uno in facciata e un quarto sul lato settentrionale.

Internamente la chiesa è a tre navate, suddivise mediante pilastri, tre nel lato sinistro e quattro nel lato destro. Le navate laterali sono di scarsa larghezza e hanno terminazione piatta. Il presbiterio è rialzato rispetto al piano della chiesa e sul lato sinistro comunica con la sacrestia.

Ultima e non insignificante caratteristica: Il piano attuale dell’edificio risulta fortemente ribassato rispetto al livello di calpestio della piazza su cui si affaccia.

Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa

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Cenni Storici

In epoca tardo antica si ipotizza che la chiesa abbia assunto il ruolo di cattedrale dell’antica Trevi romana (Trebiae) che sorgeva nell’attuale Pietrarossa, in un periodo piuttosto breve, che va dal V al VII secolo d.C.

La chiesa è citata per la prima volta nel 1095, nelle Carte dell’archivio del Monastero di Sassovivo di Foligno come “Santa Maria da Trevi”. Nel nome, infatti, doveva conservare l’antica memoria della città romana, nel frattempo trasferita sul colle dove sorge tuttora.

Nelle Rationes Decimarum (anni 1333-1334), cioè nei Registri delle Decime dell’Umbria pubblicati dal Sella, l’edificio è di nuovo chiamato “Santa Maria de Trevio” e “Santa Maria de Pede Trevii”. Per la denominazione Santa Maria di Pietrarossa, derivante dalla Pietra Rossa incassata nel secondo pilastro destro della chiesa, bisognerà aspettare il Rinascimento.

Nel 1430 la chiesa passò sotto il Capitolo di Sant’Emiliano, acquistando d’importanza, tant’è che nel 1444 viene scelta come luogo dove stipulare la pace tra Foligno e Spoleto grazie alla mediazione di San Bernardino da Siena. Nello stesso secolo, l’area circostante la chiesa ospitava mercati e fiere e il Comune portava avanti lavori di prosciugamento degli acquitrini circostanti.

A questo periodo risalgono buona parte delle eccezionali decorazioni pittoriche della chiesa, che si protrassero fino alla prima metà del XVI secolo, epoca in cui il santuario mariano comincia a perdere d’importanza. Tuttavia nel 1661, il folignate Jacobilli descriveva la devozione del popolo verso le reliquie di un ignoto santo che sarebbero state conservate dietro la Pietra Rossa.

Nel 1690 viene redatto un primo inventario dell’edificio che sembra sostanzialmente coincidere con l’attuale, ma con delle differenze in facciata e negli accessi. Infatti si scrive dell’esistenza di due cappelle, oggi scomparse, apparentemente collocate in corrispondenza delle due grandi finestre presenti in facciata e si precisa che gli accessi alla chiesa si trovavano unicamente sui lati lunghi.

L’edificio è stato oggetto di studi pubblicati dalla Deputazione di Storia Patria per L’Umbria nel 1990 che hanno datato la struttura al XIII secolo.

Nonostante ciò, la chiesa è stata recentemente sottoposta ad analisi stratigrafica da parte dell’archeologo Stefano Bordoni (Università di Edimburgo), il che ha portato all’individuazione e datazione delle fasi costruttive dell’edificio. Lo studio ha individuato un decina di eventi edilizi principali che riassumiamo per brevità, traendo dall’articolo ad opera dello stesso ricercatore, e che raccontano una storia ben più lontana.

FASE I (II sec. – Tarda Antichità)

Di questa fase è una costruzione in opera mista con corsi di laterizi, alternati ad un numero di filari a blocchetti approssimativamente regolari di calcare, disposti orizzontalmente. Questa tecnica muraria è ben visibile lungo i lati lunghi delle navate laterali, nei punti non coperti da intonaco. Con ogni probabilità questo primo edificio era di carattere pubblico e doveva affacciarsi sull’area forense della Trebiae romana. Grazie a confronti con tecniche costruttive simili, la datazione di questa prima fase dovrebbe aggirarsi intorno al II-IV secolo d.C., in epoca medio-imperiale.

Fase II (VI-VII sec.?)

È probabile, in questa fase, l’ampliamento dell’edificio verso Est. Infatti analizzando la parte terminale della navata di sinistra, vediamo come la tecnica muraria cambi. Qui parti murarie in tecnica mista si alternano a parti ove è presente abbondante materiale di recupero disposto in modo irregolare. In questa fase l’edificio assunse probabilmente funzione ecclesiale, data la presenza di una monofora, oggi chiusa nella parete di fondo della navata di sinistra.

Fase III (X- Inizi XI sec.)

La terza fase riguarda la divisione interna dell’edificio in tre navate. La tecnica muraria usata è assai disomogenea: nella parte inferiore viene utilizzato materiale di recupero sistemato in modo alquanto disordinato, mentre nella parte superiore a partire dall’imposta degli archi vi è un’alternanza di blocchetti di piccole dimensioni sporadicamente avvicendati a filari in laterizio o filari a spina di pesce. La tecnica muraria trova confronti con edifici toscani e dell’Italia settentrionale databili tra il X e l’XI secolo, oltre ad essere certamente successiva a un frammento di pluteo di IX secolo, reimpiegato nel muro di spina destro.

FASE IV (Prima metà del XII – Inizi XIII sec.)

Una quarta fase è riscontrabile nella controfacciata della navata centrale ove si trova il portale a tutto sesto. La tecnica muraria è caratterizzata dall’uso di blocchi alquanto regolari, databili tra il XII e gli inizi del XIII secolo. Potrebbe essere stato realizzato nella stessa fase edilizia anche il curioso e interessante affresco a bande rosse diagonali che in origine doveva coprire interamente le tre navate, così come la terminazione piatta del presbiterio e dell’arco frontale di accesso allo stesso.

FASE V (XV sec.)

Nel periodo che va dalla prima metà del XV alla fine dello stesso secolo la struttura subisce numerosi cambiamenti. Dal 1426 le pareti della chiesa cominciano a ricoprirsi di affreschi (di cui parlerò in un prossimo articolo) e le navate a più riprese vengono ricoperte da volte. Il peso di queste strutture comportò l’ispessimento dei pilastri protoromanici tra le navate. Grazie ad alcuni affreschi datati, queste modifiche erano state completate intorno al 1440. All’incirca a questo periodo risale anche la costruzione del portico che circonda la chiesa. Pure il presbitero, il campanile e la cappella poligonale posta alla fine del lato meridionale del portico dovrebbero risalire a un periodo compreso tra il XV e la prima metà del XVI secolo. Queste modifiche confermano la grande importanza dell’edificio assunta nel Quattrocento.

Fase VI (Seconda metà del XVI e il XVII secolo)

Lavori di restauro dell’edificio, probabilmente relativi alle cattive condizioni della struttura vengono attestati intorno al 1565. A questi rifacimenti dovrebbe essere riferito il grande arco a sesto ribassato a sinistra della navata centrale che portò all’eliminazione di un pilastro. In questo periodo è presumibile la realizzazione della sacrestia coperta da volta “a unghiate”.

Fasi VII-IX (XVIII-metà XX secolo)

Nel 1727 il campanile, rovinato da un fulmine, venne restaurato. Purtroppo nel 1832, a causa di un violento terremoto, ci fu il crollo di gran parte della volta a botte che ricopriva la navata centrale, in gran parte sostituita poi da una copertura a capriate. Durante la seconda guerra mondiale (1943), davanti la chiesa venne costruita dalle truppe tedesche una postazione di contraerea. I bombardamenti alleati sulla zona provocarono alcuni danni alla struttura. Alla fine della guerra iniziarono subito gli interventi di restauro conclusisi già nel 1946.Tali interventi modificarono il profilo “a capanna” della facciata conferendole un andamento “a salienti”. Anche il portico, gravemente danneggiato, fu rialzato e modificato insieme alla sopraelevazione del campanile e si riaprirono anche i grandi finestroni presenti tutt’ora in facciata, precedentemente tamponati.

 

A Pietrarossa ho trascorso momenti felici della mia infanzia. Questa chiesa è al centro del paese e rispecchia la bellezza della sua comunità.

 

Si consiglia di leggere l’articolo Gli Affreschi in S. Maria di Pietrarossa

 

Bibliografia: S. Bordoni, Santa Maria di Pietrarossa: Una stratificazione bimillenaria, in D. Scortecci, a cura di, L’area archeologica di Pietrarossa e l’antico territorio di Trevi. Studi e ricerche, Città di Castello 2018, pp. 147-183.

 

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2 commenti

  1. Molto ben curata la storia di questa bellissima chiesa che si affaccia come a benedire la campagna trevana!

    1. Antonella Cardinali

      Grazie infinite mia cara Daniela! Un forte e affettuoso abbraccio 🌺💞

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