Chiesa di San Pietro di Bovara

Chiesa di San Pietro - Rosone - Trevi (PG)
Chiesa di San Pietro di Bovara – Trevi (PG)

Chiesa di San Pietro - Trevi (PG)

Premessa

Viaggiando lungo la S.S. Flaminia incontriamo la deviazione per Bovara. Salendo circa 100 metri

, prendendo la prima deviazione a destra (Via Don Sturzo), costeggiando un alto muro fatto costruire nel 1546 dall’abate Francesco Mugnoni, raggiungiamo la Chiesa di San Pietro a Bovara.

Cenni storici

La Chiesa di San Pietro, in stile romanico, si trova a Trevi, nella frazione di Bovara, il cui nome pare che derivi da forum boarium o da boum ara. Si racconta, infatti, che qui i romani vi allevavano i buoi per lavarli nel fiume sacro Clitunno per essere poi sacrificati a seguito di grandi trionfi bellici.

Ed in questa località, verso la metà del secolo XII, i Benedettini vi eressero la chiesa e il monastero di San Pietro “…il quale è illustre sopra ogni altro monastero e convento trevano, non solo per la grandezza e nobiltà della sua fabrica e ricchezza presente sua, ma altresì per i molti beni e chiese che anticamente possedeva…” così ci informa Durastante Natalucci nella sua “Historia Universale…di Trevi” a cura di Carlo Zenobi.

Dal 1177 e negli anni a seguire il monastero venne preso sotto la protezione di Alessandro III, Celestino III, Innocenzo III ed Onorio III, confermandogli il dominio su un centinaio di parrocchie e sui quattro priorati di San Donato di Buiano alla Fratta, Santa Croce in Valle dell’Aquila, Sant’Arcangelo e Santa Maria di Pigge.

Nel 1214 a seguito della battaglia tra spoletini e trevani, la chiesa e il monastero furono abbandonati. Proprio a quel periodo risale un evento di particolare importanza. Infatti, in quella occasione San Francesco decise di visitare la Chiesa di San Pietro di Bovara insieme al suo compagno frate Pacifico rimasto lì per la notte. Francesco congedò il fraticello dicendogli di tornare all’ospedale dei lebbrosi dove erano ospiti e di raggiungerlo di nuovo il mattino seguente. Pacifico tornò all’alba e si mise a pregare dinanzi al Crocifisso quando fu “rapito in cielo”, vide diversi troni tra i quali uno più alto, glorioso e splendente, ornato di ogni sorta di pietre preziose e ammirandone la bellezza cominciò a pensare di chi fosse e subito udì una voce dirgli: “Questo trono fu di Lucifero e al suo posto siederà l’umile Francesco”.

L’importanza della Chiesa di San Pietro è dunque legata anche alla figura di San Francesco. In questo monastero vissero abati e monaci degni di grande ammirazione. Tra questi vi è l’abate Ruggero che resse il monastero per 39 anni fino al 1335.

Durante questo periodo, tuttavia, un po’ per le calamità di quei tempi, un po’ per la fazione ghibellina che gli occupava beni e chiese (cacciando di tanto in tanto anche i monaci), il monastero accentuò la sua fase di declino. Nel 1334 fu decisa l’unione con l’abbazia di Sassovivo ma l’unione fu sentenziata non valida a causa dell’opposizione dei ghibellini che seguitavano ad occupare i possedimenti del monastero di Bovara.

Nel 1421, Corrado Trinci, signore di Foligno, saccheggiò e devastò il monastero di San Pietro sottraendolo al dominio politico che vi esercitavano i Manenti o Manenteschi di Trevi fin dal 1400 aggiudicandosi le entrate fino al 1438.

In questo stesso anno il monastero di Sassovivo cominciò ad affittare i pochi beni rimasti del Monastero di San Pietro, finché Eugenio IV decretò come non avvenuta l’unione con Sassovivo e nominò nuovo abate dello stesso San Pietro, Tommaso Valenti di Trevi di anni 22 che lo resse per 42 anni tentando invano di riprendere i beni sottratti dai Manenti e da altri e cercando di riportare i monaci all’osservanza della vita religiosa.

Non riuscendovi, d’intesa con il Comune di Trevi, propose di cedere il monastero e la chiesa ai Benedettini di Monte Oliveto. Il 20 luglio 1484 frate Mattia di ser Simone da Trevi, monaco olivetano, comunicò che il Papa Sisto IV aveva concesso all’ordine di Monte Oliveto l’abbazia di San Pietro in Bovara. Il 19 settembre 1484 il Papa Innocenzo VIII confermò l’avvenuto passaggio.

Sappiamo, inoltre, che nel 1545 vi soggiornò Paolo III con la sua corte nel viaggio di ritorno da Perugia. Gli Olivetani vi restarono fino alla soppressione napoleonica quando furono cacciati per sempre.

Tuttavia, con la restaurazione, la Camera Apostolica per estinguere un debito con la famiglia Martinez cedette a questa fabbricati e beni, mentre la chiesa rimase semplice parrocchia sebbene tra le più vaste della diocesi di Spoleto.

Esterno

La bellissima, quanto originale, facciata richiama le tre navate interne, quella centrale più alta e le due laterali più basse.

Il portale, le due bifore laterali e la parte centrale del rosone sono state oggetto di restauro nel 1886 ad opera dello scultore Brunelli junior di Foligno che ripulì la facciata dalle deturpazioni seicentesche.

Degno di nota il fregio scolpito alla base del rosone al di sopra del quale, quasi a delimitare il fregio stesso, troviamo due teste di buoi.

Pregevole è il bassorilievo del timpano a motivi floreali con due grappoli d’uva a rilievo, sicuramente una decorazione leggera e raffinata.

Degna di nota anche la lunga iscrizione con lettere di respiro classico che reca il nome dell’architetto Atto Lathomus cioè il marmoraro che lavorò nella chiesa.

L’alto campanile crollò e fu ricostruito nel 1582 ma la sistemazione della parte alta con doppia cella e cupola risale al 1622.

Chiesa di San Pietro - Campanile - Trevi (PG)
Interno

All’interno della Chiesa di San Pietro troviamo le tre navate separate tra loro da un colonnato di cinque colonne per lato, otto cilindriche e due quadrate, di calcare e terminanti con capitelli ornati a foglie (rifacimento al tempo dell’Abate Gerolamo da Fabriano, 1531).

La navata centrale ha la copertura a botte mentre quelle laterali presentano volte a crociera assai rare nell’architettura romanica umbra se si escludono le cripte ove talvolta compaiono. Nella navata centrale inoltre, sopra l’arco trionfale, fa bella mostra di sé una trifora.

Le pareti sono in pietra levigata quadrata. Purtroppo la zona dell’abside non c’è giunta intatta. Infatti del 1582 la parte terminale del campanile a causa di un fulmine cadde sul presbiterio che fu ricostruito dagli olivetani in stile fiorentino tardo rinascimentale.

Il sobrio coro ligneo in noce insieme alle due porte laterali fu fatto costruire dall’abate Michelangelo Tramontana nel 1610 ed a questa data risalgono anche le due statue lignee policrome raffiguranti San Pietro e San Paolo sebbene, purtroppo, tutta l’antica decorazione pittorica sia andata persa fatta eccezione dell’affresco di Sant’Antonio Abate.

Inoltre, in cima alla navata di sinistra troviamo una cappelletta in cui è conservata l’immagine del Crocifisso di legno che si mette in relazione con la visita di San Francesco anche se è difficile pensare che possa risalire al secolo XIII.

In Sacrestia sono conservate diverse tele tutte nel secolo XVII. Una grande tela raffigura il martirio di San Vincenzo e di San Benigno mentre un dipinto di grande pregio è quello rappresentante l’Assunzione della Vergine inserito al centro della volta.

 

Bibliografia:

Durastante Natalucci, Historia Universale Dello Stato Temporale Ed Ecclesiastico Di Trevi 1745, a cura di C. Zenobi, Foligno, 1985,

S. Nessi – S. Ceccaroni, Da Spoleto a Trevi lungo la Flaminia, in Itinerari spoletini, (5), Spoleto 1979.

 

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4 commenti

  1. Sempre curatissima sia nel narrare la storia (in questo caso piuttosto complessa) nella descrizione della chiesa per non dire poi delle magnifiche foto.In tanta accuratezza si percepisce bene che ci metti il cuore!!!💓💓

    1. Antonella Cardinali

      Ciao Daniela! Che piacere leggerti! Sei dolcissima e tanto cara come sempre! Grazie per il tuo graditissimo commento e per starmi vicina sempre! 💝🥰🌺

  2. Ho visto la chiesa di San Pietro a Bovara. Descrizione chiara, precisa e puntuale sia dal punto di vista architettonico che storico. Ottimo messaggio sia per la conoscenza dei nostri tesori artistici e dei loro luoghi, sia come stimolo ad approfondire i canoni della storia dell’arte. Grazie.

    1. Antonella Cardinali

      Mia cara Maria, grazie infinitamente per avermi lasciato queste bellissime parole, rispecchiano la persona che tu sei, attenta, profonda e sempre generosa. Un forte, affettuoso abbraccio. 💝🌺

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