Chiesa di San Michele Arcangelo di Gavelli

Chiesa di San Michele Arcangelo - Santa Anatolia di Narco (PG)
Chiesa di San Michele Arcangelo di Gavelli – S. Anatolia di Narco (PG)
Premessa

Arrivati a Gavelli entriamo nel cuore di questo antico avamposto fortificato (sec. IX – X). Attraversando l’antica porta ogivale con a fianco lo stemma del comune di Spoleto (sec. XIV), giungiamo alla Chiesa di San Michele Arcangelo risalente al XV secolo.

Esterno

Guardandola dall’esterno, la chiesa appare umile e dimessa seppur arricchita da un’alta torre campanaria. Il sobrio portale tardo rinascimentale, arcuato architravato  in pietra, risale al 1587.

Interno

Entrando nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Gavelli, tuttavia, si abbandona di colpo la sensazione di una chiesa semplice e povera e si rimane colpiti dalla bellezza dei suoi affreschi, un vero e proprio gioiello di arte rinascimentale. L’interno, ad un’unica navata, presenta otto cappelle semicircolari, quattro per ciascun lato longitudinale ed un abside, pure semicircolare, in fondo. L’attenzione viene subito catturata dalla parete di sinistra per l’incanto degli affreschi.

Lo sguardo si posa su quello rassicurante della Madonna col Bimbo entro mandorla e quattro Angeli raffigurata nel catino della prima cappella di sinistra; sotto San Francesco, San Girolamo e Sant’Antonio da Padova, opera di Giovanni di Pietro detto Lo Spagna (Spagna 1470 – Spoleto 1528) e aiuti.

Nel catino della cappella successiva veniamo attratti dal Cristo sul Sepolcro circondato dagli Emblemi della Passione (1492): la croce con i chiodi insanguinati, la colonna infame con la corda e i flagelli, l’asta che reca la spugna imbevuta d’aceto, immagini esplicative del Sommo Sacrificio. Un Cristo ancora afflitto dal dolore che porta su di sé tutti i segni dei patimenti, emblema del trionfo della vita sulla morte; sotto, dentro le arcatelle di un finto portico sostenuto da colonnine, i Santi Leonardo, Agostino, Bernardino da Siena, Antonio Abate e Sebastiano.

Giungiamo così alla terza cappella ove i colori del catino, il blu, il giallo, l’arancio e persino le sfumature delle fantasiose nubi balzano agli occhi ancor prima del disegno stesso che vuole raffigurare l’Eterno benedicente fra due Angelisotto, secondo lo schema precedente, Madonna col Bimbo in trono fra quattro Santi, i cui nomi figurano nelle singole scritte.

Volgendo l’attenzione verso la quarta cappella, veniamo rapiti dallo sguardo dolce e dalla delicatezza dei colori e dei tratti del volto della Madonna col  Bimbo entro mandorla fra quattro Angeli; sotto, da sinistra, i Santi Sebastiano, Caterina d’Alessandria, Apollonia e Giovanni Battista. Gli affreschi di questa cappella sono di Giovanni Spagna e aiuti.

Nell’abside dietro all’altare principale possiamo ammirare nel catino l’Incoronazione della Vergine entro mandorla di cherubini, ai lati due gruppi di Santi ed Angeli, bella variante dell’opera del Lippi nel Duomo di Spoleto. Immediatamente sotto alla scena dell’incoronazione, incontriamo da sinistra San Pietro, San Paolo, San Michele Arcangelo in atto di pesare le anime e di calpestare il drago-demonio all’interno di una bella arcata rinascimentale e a destra, inserita in un paesaggio di grande realismo naturalistico, vi è l’Apparizione di San Michele sul Monte Gargano dinanzi ad un gruppo di balestrieri intenti a cacciare. Malgrado la firma, a Giovanni Spagna vanno assegnate gli affreschi riguardanti le figure principali (1516).

Purtroppo gli affreschi della parete di destra sono andati interamente perduti a causa della crescente umidità.

 

Bibliografia:

S. Nessi – S. Ceccaroni, Da Spoleto a Monteleone attraverso il Monte Coscerno, in Itinerari spoletini, (1), Spoleto 1972.

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