Castello di Pissignano

Castello di Pissignano - Campello Alto (PG)
Castello di Pissignano – Campello sul Clitunno (PG) 
Premessa

Percorrendo la Via Flaminia, in Loc. Campello Sul Clitunno, in prossimità delle meravigliose Fonti del Clitunno, usciamo seguendo l’insegna per Pissignano. Qui, attraversando il centro abitato, giriamo per Pissignano Alto, prendendo Via Franceschini (angolo con il Supermercato). Saliamo per circa 600/700 metri sino a giungere all’altezza della Chiesa di San Michele Arcangelo. Qui sarà opportuno trovare un parcheggio per poi proseguire l’ultimo breve tratto di strada a piedi, fino a giungere alla porta del Castello di Pissignano.

Immagini del Castello di Pissignano

(Cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Cenni storici

Il nome di Pissignano deriva dall’antico Pissinianum ossia piscina di Giano (antica divinità romana), tale piscina verosimilmente si trovava in prossimità dell’attuale Tempietto del Clitunno. Intorno al 499, Teodorico, re degli Ostrogoti e padrone d’Italia, diede inizio ad opere di bonifica idraulica nella Valle spoletina, trasformata per gran parte in palude, perciò è ragionevole supporre che un simile intervento coinvolgesse anche le zone di Campello e Pissignano o che almeno si provvedesse al recupero parziale di terreni destinati alla coltivazione.

In Età longobarda il territorio della Valle spoletina entrò a far parte del Ducato di Spoleto. Il Gasparri ci racconta che ” I Longobardi… A Spoleto costituiscono un Ducato con a capo Faroaldo. Le poche abitazioni esistenti, raggruppate nelle colline sovrastanti le sorgenti del Clitunno, cadono sotto il dominio del ducato, ma essendo comunità piccolissime e molto povere, oltre che prive di importanza strategica ed economica, non sono nemmeno prese in considerazione dai nuovi arrivati e seguono le sorti di Spoleto”.

Durante il periodo feudale, vennero edificati i due castelli di Pissignano e Campello, entrambi si affacciano sulla meravigliosa Valle del Clitunno. Secondo una tradizione difficilmente appurabile, il castello sarebbe sorto ad opera di un tale Barone Santio, capostipite della nobile famiglia dei Sansi, giunto nello spoletino dalla Germania al seguito dell’imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il quale concesse in feudo al barone l’abitato di Pissignano e del Colle di San Benedetto.

Nel 1155 l’abitato di Pissignano è successivamente nominato in una lettera inviata dall’ Imperatore del Sacro Romano Impero Federico I Barbarossa ad Edoardo Di Sassonia in cui lo informa dell’avvenuta conquista della città di Spoleto e di aver posizionato l’accampamento presso “Piscina di Giano”, toponimo in cui si identifica facilmente l’odierna Pissignano. Nel testo scritto in calce si legge infatti: ” Dagli accampamenti sul fiume Clitunno, presso Piscina di Giano, non ancora sorto il XXVII sole del mese di luglio, anno MCLV dal parto della Vergine” (Fabbi). Tale testimonianza è molto importante in quanto l’abitato di Pissignano con ogni probabilità viene nominato per la prima volta.

Spoleto e Trevi si contesero a lungo il territorio di Pissignano.

Nel 1213 Diepoldo, duca di Spoleto dona condizionatamente ai Consoli del Comune di Spoleto il territorio di Pissignano in cambio dell’aiuto contro Trevi. Sansi riporta il testo dell’accordo stipulato fra gli spoletini e il duca Diepoldo il 16 luglio 1213, in cui si legge che il duca si impegnava a distruggere, con l’esercito di Spoleto, ” totum territorium Treviris et spetialiter turrim Collis Sancti Benedicti et castrum cum colle, Azzanum et Lapigium, Piscignanum, Clarignanum cum toto teritorio ipsorum et cum pertinentiis”.

Nel 1241 il Colle San Benedetto, Pissignano e Campello risultano fra i territori restituiti a Spoleto dall’ imperatore del Sacro Romano Impero Federico II. Ed ora una piccola nota su Federico II: conosciuto anche con l’appellativo di “stupor mundi”, fu un grande uomo dalla personalità Eclettica e affascinante. Federico nacque nel 1194 da Enrico VI e da Costanza d’Altavilla; sua madre lo portò a Foligno dove  trascorse alcuni anni della sua infanzia, affidato alle cure della duchessa di Urslingen, moglie del Duca di Spoleto Corrado di Urslingen divenuto tale grazie all’amicizia con l’imperatore Federico Barbarossa che gli assegnò Il Ducato di Spoleto, la cui assegnazione fu riconfermata poi da Enrico VI figlio del Barbarossa e padre di Federico II.

Nel 1247 il cardinale Capocci, in qualità di luogotenente papale del Ducato di Spoleto, conferma il possesso di Pissignano alla città di Spoleto.

Sulla fine del secolo XIII, per le continue lotte tra trevani e spoletini, il castello era così malridotto che gli abitanti decisero di abbandonarlo, così Spoleto concesse immunità e privilegi a chi vi fosse andato ad abitare.

Nel 1361 figura tra i castelli soggetti a Spoleto. Fu una comunità semindipendente alla quale il comune di Spoleto inviava il podestà.

Ne 1395 il borgo venne nuovamente saccheggiato dai trevani guidati da Biordo Michelotti, capitano di ventura che tra il 1392 e il 1398 (anno della sua morte), deteneva il controllo di alcune città dell’Umbria tra cui Assisi, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Orvieto, Perugia, spello, Todi e la vicina Trevi.

Il castello era abitualmente custodito da guardie mandate da Spoleto e nel 1415 i massari di Pissignano chiesero alla città di poter tenere da soli la fortezza, Spoleto non acconsentì, ma gli abitanti furono sollevati dal pagamento di alcuni tributi.

Forse nel 1420 circa i Trinci di Foligno con l’acquisizione di Trevi,  entrano in possesso anche del Castello di Pissignano.

Spoleto perde Pissignano durante le lotte con l’abate Tomacelli, ma lo riebbe nel 1440.

Nel 1455 circa i massari del Castello ottengono da Spoleto il permesso di ricostruire le torri e le mura.

Nel 1490 Pissignano si trova ancora fra i castelli sotto l’egida di Spoleto.

Verso il 1520 Girolamo di Brancaleoni, detto Picozzo, sollevò Pissignano e Campello contro l’egemonia del Comune di Spoleto. Contro il parere del detto comune si mise a costruire un mulino sul fiume Clitunno per conto di Pissignano. Girolamo fu colpito da pena capitale. Decise di raccogliere molti compagni e si chiuse nel castello di Pissignano da cui ogni tanto usciva per razziare la campagna intorno. Fu così che Annibale Baglioni, commissario papale, prese d’assalto il castello e stanò i rivoltosi, ma il Brancaleoni riuscì a fuggire per la montagna ed il mulino cominciato fu distrutto.

Nel 1522 sia Pissignano che Campello si ribellano di nuovo a Spoleto, tornando poi docili sotto il suo dominio.

Ricordiamo che ad impadronirsi del Castello fu anche il noto e feroce bandito Petrino Leoncelli che per molto tempo restò nel castello, seminando il terrore per tutto il territorio spoletino.

Nel 1591 vi fu una grande carestia e pestilenza con molti morti.

Nel periodo compreso fra Seicento e Settecento è testimoniata una tendenza all’abbandono dei castelli a favore degli insediamenti della valle con una conseguente incremento quindi anche dell’abitato di Pissignano basso.

Con la Restaurazione (1814), Pissignano conservò il comune baronale con il sindaco dipendente dal Gonfaloniere di Spoleto.

Dopo il 1860 il comune fu soppresso e aggregato a quello di Campello.

Esterno

Dall’alto domina maestoso il Castello di Pissignano che con le sue mura sembra stringere come in un abbraccio le case arrampicate sulla collina. Il castello presenta il tipico impianto triangolare dei castelli nati sui pendii con un vertice a monte dove si trova una torre alta e slanciata, due agli angoli di base e due intermedie lungo i lati. Osservando il castello frontalmente verso la collina, notiamo sulla destra una splendida Torre a pianta pentagonale che diverrà poi il campanile della chiesa dedicata a San Benedetto da cui prende il nome Il borgo.

Interno

All’interno del castello le abitazioni sono disposte a terrazze digradanti e conservano caratteri medioevali; in alto, lungo le mura perimetrali, incontriamo la già citata Chiesa di San Benedetto, oramai sconsacrata e di proprietà privata. La parte absidale di tale chiesa è stata ricavata nella torre pentagonale del castello trasformata a campanile. Subito di fronte alla chiesa dopo pochi metri, troviamo l’entrata a quello che fu probabilmente il Palazzo Comunale.

Note
Massaro

Il termine deriva dal latino “massarius”, che si riferisce a “mansus”, manso, l’unità agricola indicante un piccolo possedimento feudale, normalmente di 12 iugeri, sufficientemente grande da nutrire e soddisfare i bisogni di una famiglia. Originariamente, quindi, “massaro” era un contadino responsabile di un “manso”.

Sappiamo però, che al tempo dei Comuni, “massaro” era il titolo che assumeva colui che era preposto alla riscossione delle imposte, titolare della gestione delle finanze di un Comune.

Gonfaloniere

Il Gonfaloniere, nel periodo dei comuni medievali era un magistrato comunale che aveva vari poteri.

Eventi e Luoghi da visitare

Da non perdere le celebri Fonti del Clitunno osannate da Plinio il Giovane, Byron e Carducci, il Tempietto sul Clitunno, iscritto dall’ UNESCO nel 2011  fra i Patrimoni dell’Umanità ed il Castello di Campello Alto.

Di particolare interesse a Pissignano è il “Mercato dell’Antiquariato, dell’Usato e del Collezionismo” che si svolge la prima domenica di ogni mese.

 

Bibliografia:

S. Nessi – S. Ceccaroni, Da Spoleto a Trevi lungo la Flaminia, in Itinerari spoletini, (5), Spoleto 1979;

M. Tabarrini, L’Umbria si racconta, Dizionario P-Z, Foligno 1982.

 

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4 commenti

  1. Busciantella Ricci Ivano

    Finalmente grazie a te, ora posso dire di conoscerlo! Ho la casa a 2 Km da li e non ci sono mai stato
    ciao Ivano

    1. Antonella Cardinali

      Ciao Ivano! Mi fa piacere tanto, comunque succede un po’ a tutti di avere a due passi cose meravigliose e non andarle a visitare…Grazie di cuore per il tuo commento! 🤗🌺

  2. Cara Antonella mi hai fatto conoscere la storia intrigante di questo meraviglioso castello che ogni giorno ho il piacere di contemplare (affacciandomi) dalla mia casa, così tanto contesto! Oltretutto sono venuta a conoscenza, leggendo attentamente, di un mio probabile illustre antenato, il Cardinale Capocci! Grazie cara!

    1. Antonella Cardinali

      Sai Daniela quando ho letto del Cardinale Capocci ti ho pensata… che emozione avere antenati così illustri…la storia dispensatrice di emozioni e la chiave per comprendere il presente! 💝🌺🤗

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