Gli Affreschi in S. Maria di Pietrarossa

Maestro di Eggi - I Quattro Evangelisti
Gli Affreschi in S. Maria di Pietrarossa – Trevi (PG)

Sia all’esterno che all’interno, la Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa è rivestita di affreschi: il più antico risale al 1436, mentre il più recente è del 1539, fatta eccezione per un frammento ritraente la testa di San Pietro che possiamo scorgere all’entrata, sulla parete di destra, verosimilmente del secolo XIII.

Gli affreschi in S. Maria di Pietrarossa sono circa novanta, per lo più votivi e devozionali, segno e testimonianza di un ringraziamento nei confronti della Madonna per una grazia ricevuta e nel contempo lì presenti a ravvivare il sentimento di fede e di pietà religiosa e a garantire la fedele protezione di Maria. Probabilmente non è un caso che la maggior parte di essi risalga al XV secolo, infatti nel 1430 la chiesa cessò di essere collegiata indipendente e passò sotto il Capitolo di Sant’Emiliano conferendole un certo lustro, accresciuto anche dalla presenza, qui, nel 1444, di San Bernardino da Siena che mediò la pace tra Foligno e Spoleto. Di tutte queste opere si segnalano soltanto alcune, raggruppandole cronologicamente e per autore.

Maestro della Dormitio di Terni.

 

(Cliccare sull’immagine per ingrandirla)

 

 

Un pittore che ha lasciato un’importante testimonianza all’interno di tale ciclo di affreschi è il Maestro della Dormitio di Terni. Particolarmente attivo tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400 nell’Umbria centro-meridionale, fu un importantissimo diffusore del gusto tardogotico, lasciando dimostrazione della sua opera a Terni, in Valnerina, a Spoleto e, appunto, a Pietrarossa, ove di lui possiamo apprezzare la ricca e pregevole decorazione superstite del presbiterio.

Del Maestro della Dormitio di Terni ricordiamo la bellissima Madonna col Bambino nel pilastro destro dell’arco di accesso al presbiterio, mentre nel pilastro sinistro troviamo raffigurato San Giovanni Battista con in mano un cartiglio.

Entrando nell’abside, sulla sinistra, non possiamo non ammirare la scena della Cacciata di Gioacchino dal Tempio, opera scoperta da Mariano Guardabassi (1823-1880) che fortunatamente ne rimosse l’imbiancatura che la ricopriva.

Bartolomeo da Miranda

 

 

Fu un artista attivo entro la metà del XV secolo in Toscana a Trequanda e in svariate località umbre. A Pietrarossa, nella navata destra della chiesa, Bartolomeo da Miranda firma l’Annunciazione e all’esterno la Madonna della Spiga, datata 1449 a cui si aggiungono la Madonna col Bambino, la Madonna della melagrana e un’altra Madonna col Bambino, allineate l’una accanto all’altra, nel lato meridionale del portico. I suoi affreschi a Pietrarossa con ogni probabilità si possono collocare all’inizio dell’attività sua e della sua bottega dedita alla realizzazione in serie di immagini votive in cui non si tiene conto dei criteri evoluti della rappresentazione dello spazio e della figura umana sino a quel momento raggiunti. Quella di Bartolomeo da Miranda è un’attività decorativa influenzata da una committenza rurale che non trova disdicevole far ripetere sulla stessa parete, nello stesso ambiente, l’immagine convenzionale del gruppo Madonna con Bambino, chiamata comunemente la Maestà.

Ma è nell’Annunciazione come anche nel vicino frammento che mostra la testa della Madonna di un’altra Annunciazione e ancora nella stessa Madonna della Spiga che emergono degli aggiornamenti di stile che evidenziano l’influenza del complesso linguaggio pittorico di Bartolomeo di Tommaso irrealistico ed eccentrico. A Bartolomeo da Miranda e alla sua bottega appartengono altri dipinti in S. Maria di Pietrarossa: sulla parete di destra, sotto l’Annunciazione a seguire troviamo una Madonna col Bambino, la Madonna della mela, S. Bernardino da Siena e Sant’Antonio da Padova; sulla parete di sinistra invece viene raffigurato un altro San Bernardino da Siena e accanto una Madonna col Bambino benedicente.

Maestro di Eggi

 

 

Gli affreschi di Bartolomeo da Miranda convivono in Santa Maria di Pietrarossa con quelli di un altro rappresentante della medesima corrente irrealistica, il Maestro di Eggi che dal 1435 al 1451 lascia una cospicua testimonianza di sé nel territorio spoletino e in Valnerina, giungendo fino a Pietrarossa di Trevi.

Il Maestro di Eggi fu fortemente influenzato dai maestri affrescatori della meravigliosa Cappella di Santa Croce in Santa Chiara di Montefalco, ove è evidente una stretta dipendenza dall’opera assisiate di Giotto. Risentì anche di pittori della scuola senese come Simone Martini e i Lorenzetti che, a loro volta, non poterono sottrarsi al fascino dell’arte nuova di Giotto, seppur in maniera assai diversa.

Ispirato anche da un altro grande artista, elegante e raffinato, quale il Maestro di Fossa, considerato il più importante tra quelli spoletini del primo trecento, il Maestro di Eggi non fu esente dall’influsso del già citato Maestro della Dormitio di Terni dal quale mutuò il suo tipico antinaturalismo.

Oltre ad un paio di affreschi alquanto deteriorati sulle pareti di fondo della navata destra, il Maestro di Eggi lascia altre sue opere nella porzione di spazio delimitata dalla penultima e ultima campata della navata sinistra, ovvero nella cappella in fondo a tale navata.

Negli unici esempi di pittura narrativa legati a due scene della Passione, come l’Orazione nell’Orto degli Ulivi nella lunetta di destra dell’ultima campata e l’Andata al Calvario nella lunetta della parete di fondo, il Maestro di Eggi si conferma interprete e prosecutore del patetismo espressivo umbro del primo trecento.

Nell’Andata al Calvario il nostro artista ritrae Gesù che, nonostante legato con una corda al collo e tirato da un soldato romano, rivolge il suo volto indietro a cercare lo sguardo pieno di dolore di Maria.

Questo dettaglio di grande dolcezza lo ritroviamo anche nella medesima scena all’interno del “Polittico con le storie della Passione” che si trova nell’appartamento papale a Roma, opera del Maestro di Fossa da cui il Maestro di Eggi tenderà a riprendere i modelli stilistico-compositivi.

Appena sotto all’Andata al Calvario scorgiamo l’Annunciazione che si sviluppa ai lati di una piccola finestra tamponata dal muro della sacrestia.

A sinistra di tale finestrella vi è ritratto l’Arcangelo mentre a destra vi è quel poco che resta della figura della Madonna. Entrambe queste figure mostrano un fine incarnato che si sposa con il tratto ricco di delicatezza e amorevolezza tipico di questo pittore.

Rimanendo in fondo alla medesima navata, nella parete di sinistra ravvisiamo, in alto, le consuete immagini di Madonna con Bambino e Santi, mentre in basso da sinistra troviamo Santa Lucia, Santa Caterina, San Cristoforo e lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina.

A fianco a quest’ultimo affresco vengono raffigurati in un piccolo riquadro i Quattro committenti di questa cappella, moglie e marito con le due figlie, tutti rivolti verso l’Andata al Calvario. Ancora una volta il Maestro di Eggi lascia nei loro volti dall’incarnato fine, il suo tratto dolce e delicato.

Rivolgendo lo sguardo verso la volta dell’ultima campata si rimane rapiti dai bellissimi colori dell’affresco de I Quattro Evangelisti, posti uno per vela, ognuno raffigurato con il proprio simbolo: San Marco con il leone, San Giovanni con l’aquila, San Matteo con l’Angelo e San Luca con il bue, mentre nella penultima campata campeggia la figura del Padre Eterno benedicente di cui però l’umidità ha cancellato per sempre il volto.

Valerio de’ Muti

 

 

A Valerio de’ Muti, pittore folignate, si attribuisce invece, oltre ad una Madonna con Bambino posta nel lato meridionale del portico e notevolmente rovinata, l’Annunciazione con S. Cristoforo, del 1477, che si trova all’inizio della navata di sinistra.

Chiudiamo questa descrizione ricordando che, all’esterno, in fondo al portico meridionale, vi è una cappellina che conserva altri affreschi, purtroppo alquanto malridotti e che vanno sicuramente ascritti a Francesco Melanzio.

 

Si consiglia di leggere l’articolo sulla storia della Chiesa di Santa Maria di Pietrarossa

 

Bibliografia:

R. Quirino, Gli affreschi di S. Maria di Pietrarossa, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, LXXXVII (1990), 1991, pp. 93-103.

Tesi di Laurea Specialistica in Storia e Tutela dei Beni Archeologici, Artistici, Archivistici e Librari: Santa Maria di Pietrarossa a Trevi. Un inquadramento preliminare e un focus sulla cappella affrescata dal Maestro di Eggi. Relatore: Prof. Andrea De Marchi. Candidato: Martina Cesaretti. Università degli Studi di Firenze, A.A. 2018/2019

S. Nessi – S. Ceccaroni, Da Spoleto a Trevi lungo la Flaminia, in Itinerari spoletini, (5), Spoleto 1979

 

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2 commenti

  1. Sempre più alla ricerca della perfezione la tua scioltezza di linguaggio rende la lettura piacevole e interessante mi hai fatto apprezzare questo “scrigno” molto di più di quanto non lo fosse già prima! Grazie tutto merito tuo !!!

    1. Antonella Cardinali

      Grazie di cuore mia cara amica! Anche se la perfezione per quanto mi riguarda non esiste, cerco ugualmente di fare del mio meglio, conscia che si può sempre fare di più. 🌺

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